Quando è il momento giusto per dare lo smartphone ai tuoi figli? Questa è una domanda a cui ogni genitore dovrebbe poter rispondere con certezza e senza particolari dubbi. Non prima, però, di aver affrontato e scandagliato questo tema così delicato e spinoso soprattutto per noi, genitori moderni.

Il momento giusto per dare lo smartphone ai figli: giocare d’anticipo

Senza dubbio è utile approfondire e confrontarsi su questo tema con anticipo. Meglio non aspettare che i figli inizino a pressare con le richieste, senza esserci chiarite le idee noi per primi. Approfondire, parlarne e documentarsi aiuta ad arrivare prepararti e a costruire una propria posizione.

Uno degli ultimi libri che ho letto sull’argomento e di cui vi parlo oggi è un libro dal titolo ”Vietato ai minori di 14 anni”.

Quale la proposta (impegnativa) su ci si fonda questo libro?

La scelta di dotare un figlio di uno smartphone o di un qualsiasi dispositivo connesso, come un computer o un tablet, solo alla fine della scuola secondaria di primo grado. Per intenderci alla fine della terza media. Prima di quel momento l’utilizzo delle tecnologie deve avvenire attraverso i dispositivi dei genitori e negli spazi di vita comune. In sostanza un accompagnamento graduale verso questo mondo virtuale e reale allo stesso tempo.

Si tratta di una proposta sicuramente fuori dal coro della maggioranza. Sembra infatti che una volta alle medie, se non prima, non se ne possa più fare a meno. La proposta del libro, tuttavia, ha delle basi ben più solide e certe che provo ad accennare.

Una vera e propria emergenza educativa

L’invasione del digitale in modo sempre più pervasivo e quotidiano è sotto gli occhi di tutti, quello che forse non si vuole vedere (o non si sa) sono gli effetti diffusi e sempre più preoccupanti. Fra i tanti: la sindrome da dipendenza dalle tecnologie, il calo del rendimento scolastico, l’obesità, la miopia infantile, i disturbi del sonno… O ancora una diminuzione delle competenze sociali, ossia quelle abilità che si imparano nell’esperienza e nello stare insieme relazionandosi senza il filtro di un dispositivo. Fateci caso osservando dei preadolescenti all’uscita di scuola, sull’autobus o seduti a cena, o forse in molti casi basterebbe osservare prima noi adulti?

Ma il punto ancora più interessante a livello educativo è l’evidenza su cui si basa questo manuale. Quanto prima un bambino viene in possesso di un dispositivo tutto suo connesso alla rete, tanto prima noi come genitori perderemo terreno nella relazione educativa con lui.

“La crescita è un processo di emancipazione, di rottura, di cambiamento che deve avvenire all’interno di un percorso progressivo. L’iperconnesione, invece, accelera i tempi imponendo una distanza tra genitori e figli prima del tempo, senza che tutte le tappe del processo siano rispettate”

La gestione delle Tecnologie

Il mondo del web e dei social non è certo pensato per i bambini. O meglio lo é nella prospettiva del marketing e per tenere attaccati i ragazzi il più possibile. Ed eccoci a un punto importante e spesso sottovalutato. I ragazzi vanno accompagnati ed educati all’utilizzo di questi strumenti: il tempo delle medie può essere l’occasione per fare questo percorso insieme. Non avere uno smartphone personale non significa infatti rimanere fuori dalle tecnologie, che come sappiamo vengono utilizzate dai ragazzi in tanti altri modi. Basti pensare al registro elettronico, ai collegamenti su Meet o alle chat su Hangouts. (Fra l’altro avete mai letto una di queste chat?)

Questo percorso da fare insieme tiene dentro l’aiutare i preadolescenti a capire che ciò che fanno nell’online può avere conseguenze anche nella vita reale. Non si può pensare di affidare esclusivamente a delle App la funzione di controllo educativo peculiare degli adulti di riferimento.

Mamma, sono l’unico a non avere il cellulare.

Quante volte ho sentito questa frase e quante altre volte probabilmente succederà. Con il cuore che si stringe, é giusto darglielo solo perché così fan tutti o perché sembra non se ne possa fare a meno? Ma ancora più interessante è la contromossa che può essere proposta: la scoperta di un percorso da fare insieme. Guardandosi intorno rispetto alle scelte sulla tecnologia, sono tanti gli aspetti che lasciano perplessi, le domande da porsi e i confronti che si possono mettere sul piatto della discussione con amici e ragazzi.

Un preadolescente non è in grado di determinare DA SOLO cosa gli faccia bene e cosa no: tocca agli adulti capire e stabilire quale può essere l’età minima, fare proposte, creare alleanze con altri adulti o famiglie. Questo non significa porre solo dei divieti o rimanere fuori dal mondo moderno, ma semplicemente stabilire delle regole organizzative anche in questo ambito così delicato.

Il momento giusto per dare lo smartphone ai figli: un libro da leggere

Consiglio a tutti i genitori di bambini fra gli 8 e i 13 anni di leggere Vietato ai minori di 14 anni: é un libro per tutti, sia che ci si riconosca nella prospettiva proposta, sia che invece la si pensi diversamente. C’è un percorso comune che si può seguire, un confronto fruttuoso da avviare e una emergenza educativa di cui prendere pienamente coscienza.

E’ un manuale ricco di esperienze reali di genitori, di confronti e domande da porsi per andare a fondo del problema, oltre ad offrire diversi strumenti concreti. Come per esempio la proposta di alcune azioni efficaci di chi ha già fatto questo percorso, riuscendoci. Ci sono inoltre diverse strategie di pronto intervento, per esempio nell’accordarsi e parlarsi con gli altri genitori rispetto all’utilizzo delle tecnologie quando i figli sono insieme. Oppure ancora quando ci sono occasioni di socializzazione per bambini e preadolescenti si possono decidere e fornire informazioni su come verranno gestite le tecnologie durante l’evento per evitare spiacevoli epiloghi.

La mia stima per gli autori è cresciuta man mano leggendo le pagine del libro: oltre che professionisti nell’ambito educativo, sono anche genitori di 4 figli, con un lungo pezzo di strada già percorso alle spalle. Non solo professionisti, ma anche genitori sul campo: un valore aggiunto non banale.

2 COMMENTI

    • Ciao Marina! Ottima domanda e aspetto a cui noi tutti adulti dobbiamo stare attenti! Da tempo utilizzo la funzione dell’IPhone sul tempo di utilizzo: utilissima per rendersi conto di quanto tempo stiamo attaccati al telefono e su quali app, posso dirti che questa settimana la mia media giornaliera è di 2,45. E la tua? Ciao!

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