In questo ultimo periodo c’è una domanda che è ritornata spesso nei miei pensieri: sul tema smartphone e preadolescenti è davvero possibile una gradualità?

Dobbiamo allinearci al pensiero dominante e alla spinta del mercato o possiamo riprendere in mano con fiducia alcune scelte che spettano solo a noi genitori? È realistico cercare di vivere il rapporto con le tecnologie in modo equilibrato, favorendo alternative e tempo “free screen”?

I Patti Digitali Crescono

Sempre più spesso, in contesti educativi differenti e da interlocutori diversi si sente parlare dei Patti Digitali di Comunità. Qualcosa che può davvero essere uno strumento utile a servizio di tutti. Ma di cosa si tratta? In sostanza riguarda il mettersi d’accordo fra genitori e adulti per offrire un messaggio condiviso e uniforme rispetto al digitale e alle diverse regole che ci si vuole dare. 

La punta dell’iceberg riguarda il momento in cui consegnare uno smartphone ad uso personale e connesso alla rete. Un momento delicato a cui i ragazzi vanno introdotti e accompagnati. Un momento di passaggio che può essere un’occasione: un punto di arrivo dopo un percorso iniziato molto tempo prima e allo stesso tempo un punto d’inizio. Sì, perché se avete già dei figli con uno smartphone in mano, saprete bene che l’accompagnamento non è finito. L’accompagnamento si va modificando man mano che i ragazzi crescono.

Chiarirsi le idee

Già qualche anno fa avevo cercato di chiarirmi le idee rispetto a quale fosse il momento opportuno per consegnare lo smartphone. Vi rimando a questo post per non essere ripetitiva.

Quando scrissi quel post avevo già iniziato a mettere a tema la questione con diverse famiglie intorno a me, stabilendo quello che era un primo nucleo del Patto Digitale. Poi all’inizio del 2023 con altri genitori siamo entrati in contatto con la rete nazionale e ufficiale dei Patti Digitali. Ci siamo ritrovati insieme a dialogare, discutere, fare tentativi e abbiamo rischiato mettendoci d’accordo e creando un Patto Digitale per la città di Torino. Questo percorso mi ha portato a considerare sempre più possibile una gradualità in tema smartphone e preadolescenti. Anzi nel tempo si è rivelata non solo una scelta possibile, ma anche fonte di nuovo benessere personale e in famiglia.

Oltre all’entusiasmo il quotidiano

Dopo tanto entusiasmo ci si ritrova ad affrontare il proprio quotidiano. Vivendo si rende evidente perché sia essenziale ritrovarsi insieme ad altri genitori & adulti in queste scelte delicate. Da soli è una missione direi quasi impossibile, siamo spettatori di una spinta alla digitalizzazione in ogni ambito della vita e sembra impossibile fare qualsiasi cosa senza uno schermo davanti.

Il digitale semplifica tantissime operazioni e dà grandi opportunità sotto numerosi aspetti. Allo stesso tempo ci sono ormai evidenze chiare che non si possono ignorare. Un uso precoce ed eccessivo degli schermi è dannoso per i nostri figli in termini di concentrazione, apprendimento, dipendenza, salute mentale e fisica. Gli stessi effetti dannosi possono essere sperimentati anche dagli adulti, con evidenti conseguenze nel rapporto con i figli e nel tempo che si passa in famiglia.

Ecco perché occorre porsi dei limiti, trovare un sentiero da seguire che si possa proporre anche ai nostri figli.

Allora perché non metterci d’accordo per porci dei limiti, in primis sull’età nella quale consegnare uno smartphone ad uso personale ai ragazzi? E avere da questo approccio un aiuto alla nostra vita quotidiana?

La vita quotidiana di una famiglia moderna non è semplice e spesso la gestione dei dispositivi sembra appesantirla. Si fatica a trovare un equilibrio e ad avere una direzione. Come una certa gradualità può venirci in aiuto nella gestione quotidiana e nella vita di tutti i giorni?

Smartphone e preadolescenti: 3 piccoli passi per favorire una gradualità possibile

Ci sono 3 piccoli passi che si possono fare nell’ottica di questa gradualità, nell’introdurre le tecnologie e l’uso dei dispositivi digitali nella vita in famiglia.

1. Informarci come adulti per essere più consapevoli e parlarne con gli altri genitori intorno a noi. Ci sono numerosi testi, studi, evidenze ormai disponibili che spiegano perché valga la pena aspettare e introdurre gli schermi con gradualità. Fra questi vi metto alcuni link:

il libro di Pellai “Vietato ai minori di 14 anni“,

un interessante Report che illustra cosa fanno e cosa vorrebbero fare i genitori in tema consegna smartphone, la recente ricerca Eyes Up (acronimo di Early Exposure to screens ad Unequal Performance) riassunta in questo articolo, oltre al già citato sito dei Patti Digitali.

2. Stabiliamo poche regole, negoziate e condivise in famiglia. Regole che ci aiutino a tutelare il sonno (lo sapete che i nostri ragazzi dormono sempre meno e sempre peggio?), a preservare il momento dei pasti e a istituire delle free zone dal digitale, come per esempio le camere da letto. E se i ragazzi ci beccano con in mano lo smartphone mentre rispondiamo a una email fuori orario? Potremmo prendere l’abitudine di spiegare ad alta voce quello che stiamo facendo con lo smartphone e allo stesso tempo cogliere l’occasione per rivedere alcune delle nostre abitudini.

3. Età e limiti come alleati. Usiamo i limiti d’età come punti a nostro favore, invece che come ostacoli da raggirare collettivamente. Parliamone con altri genitori intorno a noi: come pensiamo di gestire la richiesta di account sui social o di giochi non adatti prima dell’età indicata? Pensiamo che un utilizzo precoce dei social possa favorire il benessere fisico e mentale dei nostri figli? A che età vogliamo consegnare uno smartphone a nostro figlio? E come pensiamo di accompagnarlo?

Iniziare a piccoli passi a porsi delle domande utili, cercando le risposte, facendo tentativi e ricordandoci che siamo il primo esempio che i nostri figli guardano.

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