Le domande giuste ai nostri figli

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Le domande giuste ai nostri figli

Fra una corsa e l’altra ogni giorno vado a prendere i miei figli all’uscita di scuola. È uno dei momenti che amo di più della giornata, aspettarli qualche minuto davanti al portone (o qualche secondo, dipende dai giorni) ed essere lì ad attenderli. E poi partire con le domande di rito, già ma vi siete mai chiesti quali siano le domande giuste da fare ai nostri figli? E in quali tempi?

Tutte le mamme avranno fatto l’esilarante esperienza di chiedere al proprio figlio: “come è andata oggi?” per sentirsi rispondere: “Bene”. Fine della comunicazione e di qualsiasi apertura al racconto. Così dopo tante di queste risposte ho cominciato a chiedermi se non ci fosse qualcosa di opprimente in questa domanda che ponevo anche io sempre ai miei figli.

La prestazione prima di tutto

Oltre alla classica domanda di cui sopra, mi sono ritrovata a fare domande che sentivo anche intorno a me: “Sei stato interrogato? Che voto hai preso? Hai compiti da fare?”. Quasi quasi veniva l’ansia a me dopo neanche un minuto che li avevo presi, sommersa da un incrocio di comunicazioni con il loro umore che rischiava di tendere già al grigio scuro.

Riflettendoci e parlandone mi sono resa conto del motivo. Tutte queste domande che di solito facciamo sono incentrate soltanto sulla prestazione: su quanto il bambino sia stato bravo, su quanto abbia ottenuto, sul risultato.

Ma il suo animo oggi come avrà vissuto?

Sarà stato bene?

Sarà stato felice di questa giornata? Avrà avuto paura, sonno, freddo? Avrà provato noia, avrà fatto molta fatica? Avrà incontrato un nuovo amico? Ho cominciato così a chiedermi quali potessero essere le domande giuste da fare ai miei figli nel momento dell’uscita da scuola.

Il tempo giusto per le domande

Per prima cosa mi sono risposta che forse un bel sorriso, un abbraccio e un bacio possono essere già un ottimo inizio. Ho visto come la prima mezz’ora dopo l’uscita da scuola sia sempre un tempo critico per i bambini. La mia ansia e la mia curiosità possono aspettare e inizio, per esempio, ad offrire un anticipo di merenda che addolcisca e stemperi la tensione dell’uscita.

In effetti se qualcuno mi si palesasse davanti all’uscita dal mio lavoro per chiedermi come è andata, non riceverebbe più che un semplice e stentato “Bene” per risposta. Quindi sfodero il mio sorriso migliore, cerco di ricordarmi ciò che preferiscono da mangiare e mi mordo la lingua abbozzando un semplice: “come stai tesoro?”, “che bello rivederti!”.

Le domande giuste: partire dalla presenza

Ma quali sono le domande giuste da fare ai nostri figli per iniziare con loro un dialogo che possa andare oltre il semplice “bene”? Nella mia esperienza ho capito che le domande giuste – intendendo come “giuste” quelle che aprono a un racconto spontaneo o comunque lo stimolano – sono quelle che partono dalla loro presenza. Pertanto, ho iniziato a sostituire le domande incentrate sulla prestazione con queste domande:

  • Avete giocato?
  • Che cosa avete scoperto di bello?
  • Con chi hai fatto amicizia?
  • Come sta la maestra?
  • Mancava qualcuno dei compagni?

Le domande si possono fare nel corso pomeriggio o durante la cena. I bambini inizieranno a raccontare anche altre cose e non si sentiranno chiusi dentro a uno schema che prevede come risposta soltanto “bene”.

Le domande giuste ai nostri figli: mettere la relazione al centro

Le domande giuste inoltre sono quelle che pongono la relazione con vostro figlio al centro. Iniziano da lì e questo toglie la necessità di sentirsi adeguato o all’altezza.

È sicuramente importante curare la relazione con loro. Spesso capita che nei momenti meno appropriati (per noi adulti) i bambini inizino a raccontare spontaneamente un episodio significativo della loro giornata, anche molto personale e dettagliato. E lì bisogna davvero cogliere l’attimo e non pensare che non ci sia tempo per poterli ascoltare con attenzione.

Ci sono altre domande che possono aiutarci nel dialogo:

  • Vicino a chi ti siedi a pranzo?
  • La cuoca oggi cosa ha cucinato di buono?
  • Qual è la lezione che ti è piaciuta di più? E quella che ti è piaciuta di meno? Perché?

E raccontare sempre qualcosa di noi, della nostra esperienza passata e presente.

Per noi a cena è ormai una tradizione di famiglia chiedere a tutti quale sia stata la cosa più bella della giornata e naturalmente anche gli adulti devono rispondere. Anzi, spesso iniziamo noi adulti a raccontare qualcosa della nostra giornata, di chi abbiamo incontrato e per cosa siamo davvero grati in quella giornata. E così si apre il dialogo e un mondo (fatto ovviamente anche di turni per parlare e alzate di mano…:-)

10 COMMENTI

  1. bellissimo il tuo post. Ho fatto l’insegnante per 14 anni e trovo simptico sapere dalla parte delle mamme quali sono le domande da fare ai figli sulla scuola. Trovo anche interessante questa riflessione. Non c’é peggior cosa quando mi si chiede come é andata al lavoro non appena sono tornata a casa. è chiaro che la mia risposta è “bene”. E’ un problema relazionale generalizzato che si percepisce in diverse situazioni. ciao e grazie del commento/riflessione

    • Si esatto, ognuno su di sé può intuire quanto questa domanda, così diffusa, sia in realtà inadeguata. Grazie a te per essere passata! Ciao

  2. Non sono ancora genitore, ma figlia ormai grande, sì. Sono completamente d’accordo con ciò che scrivi, è una bella riflessione che tanti dovrebbero leggere. Tra il dire e il fare c’è molto di mezzo ma spero, un domani, di farcela!

  3. Bell’articolo, lo trovo utile, anche perchè noi mamme per prime ci restiamo male di fronte a un “bene” che chiude la comunicazione. Capita spesso, anche in altre circostanze, che si cerchi la relazione ma non si sappia come fare. A volte invece basta un piccolo suggerimento pratico! E comunque concordo, la prima cosa è la presenza, far sentire all’altro che ci sei e che ti interessa di lui, del suo mondo..Ricordo sempre una frase di un mio formatore, per me illuminante e sempre vera: ci si sente amati se ci si sente pensati !

    • Si, i suggerimenti pratici possono essere un punto d’aiuto da cui partire, poi spazio alla creatività! La frase è davvero bella e vera!

  4. Questo post è davvero molto utile, soprattutto ora che la mia bimba inizia a capire e va alla primavera, magari quando inizierà a parlare mi darà anche qualche risposta in più!

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