Mi sono ritrovata fra le mani questo libro di Jean M. Twenge dal titolo “IPERCONNESSI” che analizza e paragona la Igeneration (ossia la generazione dell’Iphone) con le generazioni precedenti. Un libro che mi ha subito appassionata sul tema del digitale che tanto mi sta a cuore.

Ma chi sono gli IGen? La psicologa americana identifica la “Igeneration” sostanzialmente con la generazione Z, ossia i nati fra il 1995 e il 2012 e li mette a confronto con i Millennial (i nati negli anni 1980-94), la generazione X (1965-78) e i Baby boomer (1946-64).

Perché sono definiti Igen?

Gli anni fra il 2011 e il 2012 coincidono con la diffusione dello smartphone per la maggior parte degli americani (e direi anche per gli europei): questa generazione è figlia proprio di questo improvviso cambiamento. Dopo il boom degli smartphone, il modo di trascorrere il tempo è ciò che distingue maggiormente questa fascia d’età dalle precedenti. Inoltre la loro esperienza di vita quotidiana è di fatto del tutto differente dalle generazioni precedenti: un cambiamento epocale che possiamo vedere con i nostri occhi e che l’autrice cristallizza in modo chiaro ed esaustivo.

Le caratteristiche degli Iperconnessi della Igeneration

Nel libro vengono scandagliate le varie caratteristiche di questa generazione. L’autrice si rifà a una mole di dati importante completi di statistiche e grafici che fa riferimento a quattro inchieste nazionali americane: Monitoring the Future, Youth Risk Behavior Surveillance System dei Centers for Disease Control, American Freshman Survey e General Social Survey.

Il quadro che ne esce ritrae degli adolescenti più protetti dai loro genitori rispetto alle generazioni precedenti. Giovani che escono più di rado con i coetanei e lavorano meno (d’estate o in modo saltuario). L’autrice indaga come venga impiegato quel tempo sottratto alla socialità e al lavoro. Ne viene fuori che le ore dedicate allo studio non sono cresciute e quel tempo sottratto a socialità e lavoro non è utilizzato per attività extra o sport, ma in sintesi viene speso davanti a uno schermo.  

Una generazione meno indipendente, più fragile (soprattutto nell’ambito della salute mentale) e insicura. Giovani preoccupati di fare le scelte giuste, ossessionati dal tema della sicurezza, preoccupati (giustamente) per il loro futuro economico e contrari a qualsiasi discriminazione. Allo stesso tempo sono più aperti e attenti delle generazioni precedenti, sebbene più ansiosi e infelici.

Cosa mi ha colpito profondamente di questo libro

Mi sono soffermata a lungo su una pagina nella quale si approfondisce il punto delle competenze sociali. Come é noto sono competenze che richiedono esercizio per svilupparsi e gli Igen non si esercitano nelle competenze sociali in presenza tanto quanto facevano le altre generazioni. La rete sembra aver preso il sopravvento sui rapporti faccia a faccia e questo comporta un rischio maggiore di commettere errori nei momenti importanti della vita (come un colloquio all’università o di lavoro).

Iperconnessi Igeneration

Un altro punto che mi ha colpito è la forte instabilità a cui può portare l’essere perennemente connessi. Anche solo la gestione della messaggistica istantanea può essere fonte di ansia: forse come adulti sottovalutiamo troppo questo aspetto così delicato?

Iperconnessi Igeneration
Iperconnessi Igeneration

L’autrice mette anche in relazione il tempo schermo e la salute mentale degli adolescenti arrivando alla conclusione che attraverso diversi studi ed esperimenti si è visto che più tempo-schermo causa più ansia, depressione e solitudine, riducendo la connessione emotiva.

E poi fa un affondo sulla privazione del sonno e sulle conseguenze a cui può portare: si tratta di un aspetto a cui fare attenzione e che può incidere fortemente sul benessere fisico e mentale dei ragazzi.

Iperconnessi Igeneration

IPERCONNESSI: cosa possiamo fare e imparare dalla Igeneration

Mi ha stupito molto leggere le conclusioni di questa psicologa rispetto a ciò che, come adulti, genitori ed educatori, possiamo fare. Vi metto alcune pagine nelle stories del mio profilo su IG perché sono davvero preziose e di fatto propongono alcune semplici strategie di buon senso.

In generale la chiave è la moderazione, sia per i giovani che per gli adulti. E concludo con questo breve suggerimento dell’autrice:

“Usate il cellulare per tutte le meraviglie che può fare, ma posatelo e siate presenti il più possibile. Scaricate un app che vi impedisca l’accesso ai social media se occorre. Ritagliatevi blocchi di tempo per studiare e lavorare dove il telefono non possa intromettersi. Non dedicategli continuamente la vostra attenzione mentre state parlando faccia a faccia con qualcuno. Non è il vostro migliore amico.”

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