Nell’ambito dell’educazione digitale il confronto e il dialogo fra genitori possono essere fruttuosi. È proprio attraverso il dialogo e il confronto, infatti, che nascono diversi spunti di riflessione e quindi di azione. C’è sempre qualche elemento che può tornare utile e aprire delle strade che sembravano non praticabili.  

Questa necessità di dialogo e confronto la trovo urgente e importante, motivo per cui ho deciso di farne una piccola rubrica sul Blog e oggi iniziamo con un’ospite speciale. 

Educazione digitale tra dialogo e confronto

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di fare una splendida chiacchierata con Claudia Mencaroni, scrittrice e autrice di libri per bambini e ragazzi, nonché di audiolibri. L’ho contattata infatti come autrice dell’audiolibro interattivo “Tutti a Scuola” scritto per La Fabbrica delle Storie di Lunii di cui vi ho parlato qui.

Dopo avermi raccontato come è nata questa collaborazione e come si struttura la scrittura di un audiolibro interattivo, le ho posto alcune domande a tema tecnologie e dispositivi. In particolare, su come e quanto la tecnologia e i dispositivi facciano parte della sua vita e di quella dei suoi figli. Ne è nato un dialogo con lei sincero e fruttuoso, tant’è che ho chiuso la telefonata entusiasta.

Non è stata una intervista e io non sono una reporter, per cui ripropongo qui alcuni spunti interessanti che ho guadagnato dal dialogo con lei, senza la pretesa che siano esaustivi.

Che importanza ha per te un tempo lontano dai dispositivi? Per te e per i tuoi figli?

Claudia inizia a raccontarmi dei suoi figli e poi accenna anche a spunti rivoluzionari su di sé.

Mi racconta che li ha esposti agli schermi alla fine della scuola primaria, relativamente tardi rispetto ai compagni di scuola. Prima del lock-down non c’erano tablet, ma soltanto la TV. Poi con l’avvento della pandemia si è ceduto a “un ingresso violento dei dispositivi” (e chi non l’ha sperimentato?), al quale forse non si era così preparati.

Claudia ha due figli che oggi hanno 11 e 13 anni, entrambi con un proprio cellulare.

“Mentre vedo che il grande sa gestire questo oggetto e il tempo da dedicargli, il piccolo fa molta più fatica”.

Questo mi colpisce perché credo che il fattore età faccia davvero la differenza: studiare e capire cosa accade in preadolescenza ai nostri figli può essere un grande aiuto proprio nell’ambito dell’educazione digitale e delle scelte che si decide di fare.

Quali alternative proponi e hai proposto negli anni?

Qui Claudia mi racconta che quando i suoi bimbi erano piccoli li ha sempre “portati tantissimo fuori”. Lei si sedeva ad osservali a distanza, a leggere o ad occuparsi delle sue cose e loro intanto giocavano. E quando non era possibile uscire?

A casa lasciava sempre “degli angoli dove i bambini potessero dipingere e fare delle attività autonome”. Questo non significava che dovesse gestire e stare loro dietro h24, ma semplicemente si è sempre preoccupata di dare loro spazio e possibilità per impegnarsi in qualcosa di bello, creativo e costruttivo. Quello che emerge confrontandoci è che le alternative vanno create e proposte: inizialmente sono più impegnative, ma ne vale la pena.

Questo significa avere un’attenzione a verificare che queste alternative ci siano e siano fruibili facilmente dai bambini e ragazzi, per non dimenticare la bellezza e la varietà delle attività in cui possono impastare le mani.

Avete fatto un patto o stabilito delle regole dopo la consegna dello smartphone ai vostri figli (11 e 13 anni)?

Subito Claudia mi dice che non hanno fatto nessun patto “formale” con la consegna del telefono, ma poi nel racconto emergono chiaramente alcune regole condivise da adulti e ragazzi. Lo smartphone non si utilizza a tavola, si spegne prima di andare a letto e va riposto in una base comune. Emergono quindi diversi momenti off-line da preservare e conservare.

Credo comunque che fino a una certa età il cellulare non abbia nulla da aggiungere.

Quest’inciso emerge a un certo punto e richiama la mia attenzione: è una cosa che penso anche io e credo vada la pena sottolineare questo punto.

Educazione Digitale fra dialogo e confronto: nuove idee ed esplorazioni

Infine, mi ispira tantissime idee quando mi racconta che sta imparando ad usare IMovie con suo figlio per preparare un video di auguri. Utilizzare la tecnologia non solo per giocare o perdere tempo, ma anche per costruire qualcosa di bello, imparare qualcosa di nuovo e crescere. Utilizzarla a nostro favore e insegnare ai nostri figli a spendere bene il tempo che passiamo con un dispositivo in mano.

Inoltre, ci ritroviamo anche sul dialogo con i figli nel capire e approfondire cosa interessa loro sul web: sul perché quel gioco o quel programma interessi loro. Fare domande e approfondire con l’intento sincero di entrare più dentro questo fascino e quindi più in profondità nella relazione con loro.

Per concludere credo che il dialogo su questi temi, ossia sull’educazione digitale che si vuole offrire ai ragazzi, sul tempo on-line e su quello off-line, su quali tentativi facciamo e quali riescono più di altri vada promosso. Creare occasioni per questi dialoghi, mettere a tema le difficoltà e i timori, chiedere a chi è più avanti di noi. Poi prendere ciò che vale e trattenerlo per sé, per la propria esperienza e la propria famiglia.

Mettersi in gioco invece che chiudersi a riccio. Ci tocca. Ancora di più nell’ambito dell’educazione digitale, quale tema inedito nel quale siamo chiamati a prendere posizione e creare valore. Tanto più se ci guardiamo intorno e riflettiamo sui fatti che avvengono.

Se volete inviare un contributo per questa rubrica scrivetemi a

eli@mammadicorsa.com

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